Peter Thiel e l’Anticristo
Accelerazione, teologia e Armageddon: la religione segreta della Silicon Valley
Nonostante la Silicon Valley venga spesso dipinta come il regno della razionalità, della tecnologia e di un presunto ateismo militante, alcuni dei suoi principali esponenti fondano in realtà la propria visione del mondo su concezioni profondamente radicate nella tradizione religiosa.
Questo è particolarmente evidente nel caso di Peter Thiel, uno dei più influenti sostenitori dell’amministrazione Trump. Egli è noto per la sua marcata propensione alla partecipazione politica: non si comporta come un semplice imprenditore orientato al profitto, ma come un attore ideologico consapevole.
Alla base della visione del mondo di Thiel si trova infatti un impianto essenzialmente religioso, distante dai dogmi razionalistici e progressisti che tradizionalmente caratterizzano la cultura della Silicon Valley.
Questa dimensione emerge con particolare chiarezza nelle lezioni private sull’Anticristo tenute da Thiel a San Francisco tra il 15 settembre e il 6 ottobre 2025. Sebbene il contenuto di questi incontri — riservati e off-the-record — non sia stato reso pubblico, diversi resoconti giornalistici consentono di ricostruirne i nuclei concettuali principali.
In queste lezioni, Thiel interpreta la storia contemporanea attraverso una lente apertamente escatologica: la tecnologia come salvezza dell’umanità, l’Anticristo come male assoluto. Nel caso concreto, l’Anticristo - descritto genericamente come “forza distruttiva” - starebbe sfruttando la paura degli uomini per conquistare il potere e creare un governo globale unificato, facendo leva sulle incertezze causate dal progresso tecnologico, dalle possibili guerre o dal cambiamento climatico.
Possiamo fare delle ipotesi sull’identità reale dell’Anticristo. Una delle interpretazioni più plausibili — anche alla luce delle sue prese di posizione pubbliche — è che Thiel identifichi l’Anticristo nelle istituzioni statali e sovranazionali, viste come il principale ostacolo al progresso tecnologico. La regolazione, il controllo democratico e i limiti imposti alle Big Tech vengono così letti non come strumenti di governo, ma come forze di interdizione storica. Da qui l’avversione a istituzioni particolarmente propense alla regolamentazione economica, come l’Unione Europea.
In questa cornice, lo scontro tra élite tecnologiche e ordine politico globale non è più soltanto economico o ideologico, ma assume i tratti di una vera e propria battaglia teologica. È qui che compare il riferimento all’Armageddon, la battaglia finale tra bene e male che compare nel Nuovo Testamento:
Essi vanno dai re di tutta la terra per radunarli per la battaglia del gran giorno del Dio onnipotente. (Ecco, io vengo come un ladro; beato chi veglia e custodisce le sue vesti perché non cammini nudo e non si veda la sua vergogna). E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Harmaghedon.
(Apocalisse di Giovanni 16,16).
In altre parole, Thiel concepisce i tempi moderni come terreno dell’Armageddon: da una parte c’è chi vuole imporre un sistema politico globale (l’ordine globalista, ovvero l’Anticristo); dall’altra c’è chi si oppone a esso (le forze tecnologiche della Silicon Valley).
In questa lettura, torna utile anche una categoria centrale del pensiero politico moderno: il katechon. Riprendendo una nozione paolina (2 Tessalonicesi), il giurista tedesco Carl Schmitt definisce il katechon come la forza che trattiene il caos finale, che ritarda l’Apocalisse impedendo il collasso dell’ordine storico.
Anche Schmitt vedeva l’instaurazione di un governo globale come l’Anticristo: gli Stati Uniti e l’Inghilterra da un lato (indicati con il mostro biblico del Leviatano), e l’Unione Sovietica dall’altro (Behemot) avevano tentato di imporre il dominio mondiale. Il popolo tedesco - insieme alla sua la sua guida, il Führer - nella visione di Schmitt, assolvevano alla funzione di katechon.
Ma chi è il katechon moderno per Peter Thiel? Lo schema che riemerge è sorprendentemente coerente con la tradizione della teologia politica novecentesca. Di fronte alla minaccia di un ordine globale regolato, omogeneo e post-politico — l’Anticristo — la funzione di freno non è affidata a istituzioni democratiche o multilaterali, ma a un’alleanza tra élite tecnologiche e Stato americano. Palantir è interpretabile come Katechon algoritmico: un apparato di sorveglianza predittiva che anticipa il caos e riporta l’ordine nella società. È il codice che si fa argine teologico, neutralizzando ogni minaccia prima che il futuro possa accadere.
In questa visione, solo una superpotenza autoritaria dotata di superiorità tecnologica può proteggere l’umanità dal collasso finale.
È qui che si colloca l’idea, formulata esplicitamente da Alex Karp, cofondatore di Palantir, di una Repubblica Tecnologica: uno Stato che integra apparati di governo, intelligence e Big Tech in un’unica infrastruttura decisionale. Una superpotenza americana che agisca come custode eterno della storia.


